Golgota

Le immagini del portfolio scaturiscono dalle maglie di un percorso circolare che si è autogenerato, prescindendo da pianificazioni razionali e da volontà rappresentative pregresse ed attingendo invece dalla matrice inconscia di un afflato personale ed esistenziale.

L’incipit del lavoro è costituito dall’immagine radiografica del teschio, la cui osservazione ha consentito allo sguardo di creare una relazione mutevole tra gli spazi, avvalendosi degli elementi luce/buio e trasparenza/opacità. L’alternarsi della contemplazione del pieno e del vuoto, del luminoso e dell’oscuro ha generato una riflessione su dentro e fuori, su involucro e contenuto, in ultima analisi su vita e morte.

La messa in quadro del teschio e del volto ha implicato  la creazione e l’utilizzo di una sottile linea di demarcazione che nell’atto di separare i due elementi li ha ulteriormente posti in relazione. Si è così venuta a creare casualmente – o forse causalmente – una relazione spaziale ortogonale tra gli oggetti, traducibile in un simbolo, nell’immagine frammentata di qualcosa che indugiava a manifestarsi: la porzione di una croce.

La croce è divenuta da quel momento idea dominante dello sguardo e prepotentemente anche soggetto del racconto fotografico. Laddove vita e morte instaurano un dialogo così intenso e serrato, essendo l’una ragione dell’altra, la croce diviene necessariamente figura di entrambe e dunque anche di tutti gli ingredienti di cui si compone l’esistenza: il piacere e la sua negazione, il riposo, l’attesa, la fuga, l’espiazione, la perdita ed il guadagno, la ripresa.

L’epifania conclusiva di una croce inesistente, materializzatasi allo sguardo in virtù di un gioco di ombre stagliate sulla superficie di una struttura insolita, ha richiamato inevitabilmente alla mente il Golgota, il luogo della croce per eccellenza, ma anche e soprattutto, in quello che è il suo più stretto senso etimologico, il luogo del teschio. Si è così chiuso il cerchio: dal teschio alla croce e dalla croce nuovamente al teschio, in una danza che ha per protagonisti eros e thanatos in un inquietante gioco di scatole cinesi.

Elisabetta Porta

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